La tracciabilità di filiera

La comunicazione di molte aziende alimentari, soprattutto se lavorano nel mondo del biologico, utilizza la parola “filiera”, oppure “fatto con il nostro grano” o frasi simili per sostenere di fronte ai loro clienti un concetto tanto semplice quanto importante: noi abbiamo il controllo dell’intera filiera di produzione, dal campo fino allo scaffale del tuo negozio di fiducia.

Vi siete mai domandati però il significato della parola “controllo”? Cosa vuol dire “abbiamo il controllo della filiera?”. Da questo punto in avanti la comunicazione diventa fumosa e sebbene la prima frase abbia sostanzialmente soddisfatto una parte del pubblico alla quale era rivolta, per alcuni, forse una minoranza… ma non ci importa… per alcune persone “attente” dicevo è necessario sostanziare la prima affermazione. Non basta dirla, sostenerla, ma va spiegata! Un primo punto potrebbe essere “chi coltiva?”, un secondo “chi trasforma i prodotti che coltivate?”, un terzo “chi controlla che tutto venga fatto nel modo giusto?”.

Si può parlare di “filiera controllata” quando, per esempio, si contatta un agricoltore pugliese con il quale si mette sotto contratto il suo raccolto (senza magari aver neanche controllato il seme che ha piantato); al raccolto si manda un camion qualunque per consegnare il prodotto a km di distanza, magari in Umbria per una prima lavorazione presso un terzista; terminata questa fase, si ricarica tutto per mandare la materia prima lavorata da un altro terzista per una lavorazione successiva ad altri km di distanza magari; quindi si ricarica tutto e si spedisce ad un terzista successivo per una nuova lavorazione e poi magari – dopo aver completato il giro d’Italia – la merce arriva al magazzino di distribuzione. Sicuramente di controllato ci sono tutti i documenti di trasporto e le fatture, ma cosa sappiamo della materia prima raccolta dall’agricoltore? Quali garanzie vengono offerte?

Invito chiunque legga questo breve testo a porsi queste domande, ad andare in profondità nella ricerca, a non fermarsi ai volantini dei negozi o a disegnini sulle confezioni. Per noi di Agribosco, che una vera Filiera l’abbiamo creata e la facciamo crescere da oltre 25 anni, quelle risposte sono semplici e dirette da dare.

Carta d’identità del prodotto

La rintracciabilità della filiera Agribosco permette di chiamare ogni prodotto della terra con il nome e il cognome di chi l’ha coltivato. Curiamo direttamente ogni fare del processo produttivo, dalla scelta del seme, ai migliori sistemi di coltivazione, al raccolto, allo stoccaggio espressamente realizzato per prodotti biologici, a tutti i processi produttivi che realizzano i nostri prodotti.

Infatti, una volta raccolto, il prodotto viene immagazzinato da Agribosco e marcato con un lotto che identifica l’azienda del Consorzio Agrobiologico Agribosco che l’ha coltivato. Ogni lotto viene quindi lavorato separatamente presso i nostri stabilimenti fino all’ottenimento del prodotto finito. Così facendo si può seguire puntualmente la materia prima in ogni passaggio della lavorazione.

Inoltre, la Filiera di Produzione è certificata secondo lo standard UNI EN ISO 22005/2008, un insieme di regole estremamente dettagliate che garantiscono il consumatore non solo sulla provenienza del prodotto, ma anche su tutte le lavorazioni intermedie che le materie prime subiscono fino ad arrivare al prodotto finito.
Questo importante lavoro trova la sua sintesi con la Carta di Identità del prodotto, posta sul fronte etichetta dei nostri sacchetti o vasi a Filiera Controllata. Nella Carta di Identità è riportato il nome del coltivatore socio del Consorzio, il luogo di coltivazione e la quantità realizzata per quel lotto.

Seguiamo il seme dalla terra fino alla tavola e ne tracciamo ogni suo movimento per garantire ad ognuno la certezza di ciò che sta mangiando.